Il piacere dell'onestà

Commedia in tre atti di Luigi Pirandello

Regia di Enzo Rapisarda

Personaggi e interpreti



ANGELO BALDOVINO

Enzo Rapisarda
 

AGATA RENNI, la Signora

Anna Rapisarda

 

MADDALENA, sua madre

Rita Vivaldi
 

Il Marchese FABIO COLLI

Marco Vallarino
 

MAURIZIO SETTI, suo cugino

Paolo Castellani
Domenico Veraldi

 

Il PARROCO DI SANTAMARTA

Moreno Pasqualin

 

Una cameriera

Francesca De Rosa



Staff 



Scenografia:
la grotta di Fingal e Laboratorio N.C.T.


Direzione luci e suono:
Khristopher Ramos Villegas


Costumi:
Laboratorio N.C.T.


Consulenza musicale:
Rita Vivaldi


Regia:

Enzo Rapisarda


Produzione e messa in scena:
Nuova Compagnia Teatrale

Trapela palese una critica alla società borghese che viene destabilizzata dagli onesti come Baldovino perché egli, essendo un diverso, è uno che “scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi: la logica, la logica delle costruzioni”, come recita una famosa battuta di “Enrico IV”. La società infatti tiene a distanza gli onesti, ne ha paura: sono diversi e in quanto tali pericolosi, evidenziano le colpe e le mancanze delle cosiddette persone rispettabili, dei “buoni cittadini che governano il mondo” le cui maschere di onorabilità sono guardate con ammirazione e invidia.
La parola “Onestà” che era di grande effetto nel periodo in cui Pirandello scrisse la commedia, è diventata parola di lacerante significato in questa nostra travagliata epoca, svuotata ormai di ogni senso dallo sfrenato desiderio di apparire che domina sull'essere  In tale contesto “il piacere dell’onestà” è riservato ormai solo ai cittadini “normali” che pagano le tasse, che rispettano le regole, ma che non ottengono fama e gloria, vengono anzi derisi e snobbati perché portatori di una sana onestà intellettuale, mentre tutt'intorno il mondo della mutevole e vacua apparenza dei notabili della politica sprofonda sempre più nella feccia dell’ipocrisia.


NOTE DI REGIA
La Nuova Compagnia Teatrale mette in scena questa commedia di Pirandello, ispirata alla novella Tirocinio del 1905 e rappresentata per la prima volta il 27 novembre 1917 a Torino dalla Compagnia di Ruggero Ruggeri, in cui la regia di Enzo Rapisarda intende dimostrare ancora una volta l’incredibile attualità dell’analisi delle interazioni umane che l’autore descrive nei suoi scritti. Infatti, Angelo Baldovino, uomo di dubbia fama ma anche uomo pieno di mistero, intelligente, colto e fascinoso, mette in scena le tematiche care alla scrittura pirandelliana: la differenza fra l'essere e l'apparire, fra la maschera sociale in contrapposizione a chi si è veramente, il bisogno di aver stima di noi stessi, l’animo bestiale che si fonde con il sentimento in situazioni proibitive. Gli viene richiesta solo l’apparenza di onestà ed invece sceglie di portare fino in fondo questa scelta esistenziale.
Lui, burattino per convenienza e marito di facciata, si vendica del perbenismo borghese, riuscendo ad imporsi con intelligenza sulla meschinità imperante.
Come già in Pensaci, Giacomino! e in Ma non è una cosa seria Pirandello usa l'espediente del falso matrimonio su cui si confrontano personaggi costretti a togliersi la maschera dietro la quale hanno ingannato se stessi e gli altri. Si rivela così il vero volto della varia umanità dei protagonisti. Chi finora era apparso al sommario giudizio degli altri un disonesto a cui affidare un'azione infame si rivela invece una persona rispettabile e chi agli occhi dei buoni borghesi godeva di alta considerazione, un marchese di alto lignaggio, si manifesta per quello che è: un uomo infido e mediocre nelle azioni e nei sentimenti.
La sottesa critica alla borghesia benpensante valse alla commedia il giudizio positivo di Antonio Gramsci che avendo assistito alla "prima" scriveva: «C'è nelle sua commedie uno sforzo di pensiero astratto che tende a concretarsi sempre in rappresentazione, e quando riesce, dà frutti insoliti nel teatro italiano di una plasticità e d'una evidenza fantastica mirabile. Così avviene nei tre atti del "Piacere dell'onestà"».                                                 TRAMA
Angelo Baldovino, uomo di poco conto, dalla moralità accomodante, un fallito, accetta per denaro di sposare Agata, l'amante incinta del marchese Fabio Colli che non può sposarla perché già ammogliato. Naturalmente si tratterà di un matrimonio di facciata: ognuno continuerà tranquillamente a farsi i fatti propri.
Ma le cose non vanno come previsto. Angelo, che per la prima volta si sente investito da una grave responsabilità, prende tutto molto sul serio. Aiuterà la ragazza attraverso un matrimonio formale, darà il suo nome al nascituro e sarà utile anche allo stesso marchese Fabio, vittima di una moglie che lo tradisce. Angelo si sente investito di una missione che lo riabiliterà di fronte agli altri e ai suoi stessi occhi: « Ecco qua: uno ha preso alla vita quel che non doveva e ora pago io per lui, perché se io non pagassi, qua un'onestà fallirebbe, qua l'onore di una famiglia farebbe bancarotta: signor marchese, è per me una bella soddisfazione: una rivincita! »
Egli si batterà per l'onestà rigorosamente per riscattare la sua vita finalmente con un ideale da seguire che, dice, gli procura «il piacere dei Santi negli affreschi delle chiese» Ma così manderà all'aria i progetti di Fabio che ormai non troverà più accoglienza da parte di Agata che ora pensa soltanto ad essere una buona madre per il figlio ormai nato. Il marchese disperato vuole sbarazzarsi del "traditore" ed organizza una società nella quale fa entrare Angelo, sperando che questi si comporti disonestamente, venga cacciato e perda la sua fama di uomo onesto. Angelo invece non solo dà prova di rettitudine ma smaschera di fronte ad Agata la trappola che il marchese gli ha teso e nonostante tutto per il bene del bambino si dice disposto a farsi accusare di furto purché a rubare realmente sia Fabio. Sarà la stessa Agata a pregare Angelo di restare accanto a lei ormai conquistata dalla sua onestà.

 NUOVA COMPAGNIA TEATRALE di Enzo Rapisarda