BERECCHE

E LA GUERRA

di Luigi Pirandello

adattamento teatrale

di ENZO RAPISARDA e RITA VIVALDI

regia di ENZO RAPISARDA

Schermata 2020-07-13 alle 16.16.09
Schermata 2020-07-13 alle 16.16.09

Schermata 2020-07-13 alle 16.16.09
Schermata 2020-07-13 alle 16.16.09

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Personaggi e interpreti



PROF. BERECCHE

Enzo Rapisarda

OSTESSA

Rita Vivaldi                              

FONGI

Alberto Latta

FAUSTINO

Marco Vallarino

GINO

Riccardo Berti

CARLOTTA

Anna Rapisarda

LA SIG.RA BERECCHE

Rita Vivaldi

UFFICIALE

Domenico Veraldi

TENORE

Moreno Pasqualin

 

LA SORELLA DEL PRETE

Enza Platania

PRIMO SOLDATO

Pietro Beni

Staff 

​

SCENOGRAFIE E COSTUMI
Laboratorio N.C.T. Verona


DIREZIONE LUCI E AUDIO

Khristopher Ramos Villegas

 

ACCONCIATURE
Moreno Pasqualin

 

FOTOGRAFO DI SCENA
Michele Albrigo


REGIA

Enzo Rapisarda


PRODUZIONE E MESSA IN SCENA
Nuova Compagnia Teatrale

Il settore Teatro-Scuola della Nuova Compagnia Teatrale dal 1990 è impegnato nell’importante percorso culturale degli allestimenti teatrali per gli studenti attraverso opere di elevato spirito educativo e attraverso dibattiti con studenti e docenti, con l’obiettivo comune di riflessione su tempi di grande attualità.

 

Per l’anno scolastico 2014-2015 in seno alle molteplici iniziative per commemorare il centenario dell’adesione dell’Italia al Primo Conflitto Mondiale, la Nuova Compagnia Teatrale di Enzo Rapisarda presenta la nuova produzione dal titolo “Berecche e la Guerra” di Luigi Pirandello. Si tratta della versione teatrale di una novella del drammaturgo premio Nobel, che analizza con grande profondità i sentimenti contrastanti del protagonista Federico Berecche travolto dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

 

Pirandello descrive in maniera precisa con una puntuale ricostruzione storica, tra il serio e il faceto col suo consueto umorismo velato di pessimismo, la crisi delle coscienze di quanti, come egli stesso, si erano nutriti della cultura germanica facendone un elemento essenziale della loro formazione. Nella novella è rivissuto il dramma di coloro che, come il protagonista, un professore educato alla tedesca nello studio delle discipline storiche e filologiche, erano portati a identificare nella Germania quasi una sorta di patria ideale e che improvvisamente si trovarono “come sperduti e costretti dalla forza stessa degli eventi a riaccogliere in sé la vera patria” ovvero l’Italia di cui anche lo scrittore dichiarava di condividere le sorti.

 

Pirandello denuncia con forza la tragicità immensa della guerra che colpisce nell’intimo ogni essere scatenando passioni del tutto irrazionali e sentimenti spesso contrastanti con l’essenza della natura umana. Egli ne era stato coinvolto direttamente quando i figli Stefano e Fausto vennero inviati al fronte e il primo cadde prigioniero degli austriaci nel lager di Mauthausen, che nel secondo conflitto mondiale raggiungerà la sua fama per l’orrore dello sterminio della razza ebraica.

 

La formazione giovanile e la tradizione familiare garibaldina e fortemente patriottica da una parte e la presa di coscienza che “non una grande guerra è alle porte ma una guerra atrocissima…una guerra di mercato” traccia nel personaggio di Berecche, simpatica e dolente figura autobiografica, una profonda meditazione sulla totale irrazionalità di un evento la cui negatività appare in tutta evidenza a chi, come Pirandello, non è vittima di quella grande illusione generata da un fanatismo che spinge assurdamente gli uomini a combattere fra loro. L’adattamento teatrale de “Berecche e la Guerra” viene arricchito attraverso l’inserimento di preziose testimonianze di un evento unico nella Storia: la tregua nelle trincee nella notte di Natale 1914. Si trattò di una eccezionale circostanza dettata dalla spontaneità di un sentimento di fratellanza universale, più forte persino del rombo dei cannoni. Si vuole in tal modo sottolineare una volta di più la necessità di lasciar spazio ai sentimenti e ai valori di fratellanza e di solidarietà che devono prevalere sulle ragioni dettate spesso da un cieco fanatismo. Oggi, di tale necessità l’Umanità ha bisogno più che mai.