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CASA DI BAMBOLA

di Henrik Ibsen

commedia in tre atti

regia di ENZO RAPISARDA

Personaggi e interpreti



AVVOCATO HELMER

Mario Cuccaro

​

NORA, sua moglie

Anna Rapisarda

​

DOTTOR RANK

Marco Vallarino

​

SIGNORA LINDE

Rita Vivaldi

​

PROCURATORE KROGSTAD

Enzo Rapisarda



Staff 

​

Aiuto regia:

Stella Rapisarda

 

Scenografie e costumi:
Laboratorio N.C.T. Verona

 

Trucco e Acconciature:

Moreno Pasqualin

 

Fotografo di scena:

Michele Albrigo


Direzione luci e suono:
Khristopher Ramos Villegas

​

Direttore palco:

Eduardo Romero Sanchez


Produzione e messa in scena:
Nuova Compagnia Teatrale

In una cittadina della Norvegia Nora e Torvald vivono apparentemente felici nella loro quotidianità domestica: sono sposati da otto anni, si amano e amano i loro figli. 

Tuttavia la giovane donna nasconde un segreto: come una moderna Antigone infatti, anche Nora in passato ha anteposto la legge del cuore a quella dello Stato scavalcando regole e convenzioni pur di salvare segretamente la vita al proprio marito.

Proprio quando l’esistenza della protagonista sembra procedere per il meglio, il passato piomba a tormentarla sotto forma di ricatto. Nils Krogstad infatti, uomo giunto all’apice della disperazione, cercherà di sfruttare a suo vantaggio il passato di Nora alla ricerca di quel riscatto sociale che la vita stessa, il bisogno e la necessità gli hanno negato.

“Casa di bambola” è un’opera profondamente radicata nella realtà borghese, nelle sue meschinità perfettamente incarnate dal marito di Nora, caratterizzato dal bisogno di rispettare a tutti i costi le convenienze esteriori. 

Egli è pronto a sacrificare i legami più autentici ed è incapace di comprendere la profondità del gesto della moglie, che diviene la più iconica eroina ibseniana. Nora si trova all’improvviso faccia a faccia con l’inautenticità del suo matrimonio, con la falsità del suo ruolo nella famiglia e con la vacuità della sua esistenza. 

L’autore con un brusco salto psicologico la trasforma da “bambola” inesperta e ingenua in donna cosciente di sé e dei propri bisogni, pronta a cercare ad ogni costo una via di fuga lontano da quella gabbia dorata che- prima il padre, poi il marito, infine la società- le avevano costruito incessantemente attorno. 

Il finale resta quasi aperto, poiché l’autore sceglie di lasciare al protagonista maschile e al pubblico la speranza di un miracolo che consiste nel rinnegare i ruoli che la società ci impone: un profondo cambiamento culturale e sociale in grado di abbattere l’incomunicabilità in cui viviamo e instaurare un rapporto vero e autentico tra esseri umani. 

L’unico peccato che non ammette perdono è infatti, secondo l’autore, rinnegare il proprio Io in una colpevole rinuncia alla ricerca della propria identità. 

Il dramma destò, come prevedibile, grande scalpore fra i contemporanei, e impose nell’immaginario collettivo una figura femminile in grado di stravolgere e denunciare quegli equilibri borghesi corrotti, basati sull’ipocrisia della forma e su una condizione subalterna della donna ormai intollerabile.

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