LEA E LE EUMENIDI
donne contro la vendetta del sangue
di Anna Rapisarda
atto unico
regia di ENZO RAPISARDA




Personaggi e interpreti:

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LEA GAROFALO:
Anna Rapisarda​
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ATENA:
Rita Vivaldi​
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MAMMASANTISSIMA:
Enzo Rapisarda
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CARLO COSCO:
Mario Cuccaro
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con la collaborazione di:
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Roberta Lorenzoni - voce di Denise
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Pietro Cuccaro - voce telegiornale
Staff
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Scenografie:
Leonardo Stanzial
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Costumi:
Thomas Dal Dosso​
Direzione luci e audio:
Khristopher Ramos Villegas
Direttore di palco:
Matteo Masi
Regia:
Enzo Rapisarda
Produzione e messa in scena:
Nuova Compagnia Teatrale
La Nuova Compagnia Teatrale s’interroga da anni sul ruolo che il teatro può ricoprire nella costruzione di una solida cultura dell’antimafia e della legalità. Crediamo davvero che le Istituzioni, se presenti sul territorio e non corrotte, siano rivestite di grande responsabilità al fine d’interrompere o reprimere drammatiche spirali di violenza in cui il sangue chiama a sé altro sangue. La mente corre, allora, alla tragedia greca, ad un particolare testo che Eschilo compose nel
V secolo a.C.: Eumenidi.
Opera conclusiva della trilogia dell’Orestea, incentrata sulla saga sanguinosa degli Atridi, nelle Eumenidi il matricida Oreste è perseguitato dalle Erinni, mostruose figure in cerca di vendetta che non gli danno tregua e lo inseguono finché egli non arriva, stremato, al cospetto delle divinità Apollo e Atena. Quest’ultima, per giudicare il caso di Oreste, istituisce per la prima volta un tribunale permettendo alla tragedia di non finire affatto tragicamente, anzi: la giustizia privata,
sanguinosa e vendicativa delle Erinni subisce una radicale trasformazione, e le stesse creature mostruose si evolvono in Eumenidi, spiriti benevoli. L’elemento che più ci ha colpiti, nell’affrontare questo testo, è il superamento di una condizione sociale in cui la faida privata spadroneggia, per
approdare a un nuovo ordine: uno Stato di diritto.
Proprio perché la tragedia greca ha la capacità di rinnovare se stessa in ogni tempo e luogo, in continuo dialogo con il presente, è stato impossibile, per noi, non instaurare immediatamente un legame con la contemporaneità.
La criminalità organizzata prolifera soprattutto se le Istituzioni vengono a mancare, dove non sono realmente presenti sul territorio, e quando questo accade la mafia diviene una minaccia concreta per la democrazia stessa: non solo perché opera contro norme e leggi dello Stato, ma soprattutto perché priva la comunità e i cittadini del diritto alla libertà. In questo contesto, la ‘ndrangheta in particolare si presenta come una gerarchia fortemente organizzata, dove però ancora molti “vivono rinserrati nei legami di sangue, in un familiarismo inviolabile e autoreferenziale”.
Le storie sanguinose dei clan ci riportano alla mente le saghe di faida e vendetta che animano, appunto, proprio la tragedia greca e le sue vicende di eroi ed eroine che sfidano un destino già segnato in nome della giustizia. Anche oggi sono numerosi gli esempi di persone che non si ribellano alle leggi criminali di violenza e vendetta, e se la ribellione avesse un nome, sarebbe quello di Lea Garofalo.
Lea Garofalo e la figlia Denise, proprio come l’esule Oreste nelle Eumenidi, hanno attraversato il paese inseguite e perseguitate dalle oscure minacce della ‘ndrangheta che non risparmia chi “tradisce” il sacro vincolo familiare. Ecco perché vorremmo dedicare questo testo, questo dialogo tra classico e contemporaneo, a queste donne che hanno sfidato il loro destino.
L’allestimento teatrale che proponiamo si apre con un prologo in apertura: un monologo in cui l’interprete accoglie gli spettatori, li sfida coinvolgendoli nella dimensione teatrale in cui verranno presentate, ad uso classico, le vicende che verranno rappresentate da lì a poco.
Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, è perseguitata e terrorizzata a causa delle Erinni della ‘ndrangheta: sua madre ha infatti scelto di lasciare il compagno, Carlo Cosco, e di rinnegare, denunciandole, le attività criminali della sua famiglia. Questo è un affronto che gli affiliati alla ‘ndrangheta non perdonano, in una società regolata attraverso riti e leggi maschiliste arretrate, dove criminalità e violenza di genere spesso si confondono in un’unica realtà. Denise si presenta, dunque, al cospetto di Atena: se le divinità hanno abbandonato per anni lei e la madre, è tempo che sia un giusto processo a tutelarle, a condannare Carlo Cosco e a liberare la ragazza dalle Erinni inviate dalla ‘ndrangheta, restituendo un po’ di giustizia alla memoria della madre Lea, ormai uccisa dall’ex compagno.
Al termine della rappresentazione, nel monologo d’epilogo, l’interprete interrogherà il pubblico su quanto rappresentato, spronando gli spettatori nel continuare a mettere in discussione la nostra società e il nostro senso di comunità, per non dimenticare i traguardi raggiunti e rinnovarli di significato. Senza dimenticare il sacrificio di chi ha dato la propria vita per ribellarsi a una giustizia fittizia di sangue e vendetta, che di giusto non aveva più niente.



